Memorie di un Custode

Autore: Darsian

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Parte Prima - Preludio ai Custodi

Capitolo 1 - Camicia Rossa

L'ultima cosa che vidi di mio padre, fu la sua camicia rossa. Era un uomo antiquato, legato ancora a vecchie tradizioni, che lui faceva risalire, a torto o a ragione ad un vecchio casato di Talassar.
La prima cosa che vidi del Protettore Maverius, fu la stessa camicia rossa. Anche egli aveva quell'aspetto arcaico che odorava di antiche e presunte, tradizioni.
Al tempo ero poco più che un ragazzino, che come tanti ambiva solo a ripercorrere le orme del proprio padre. Mi fece sedere in una stanzetta disadorna, al pian terreno, più o meno dove ora vi è l'emporio di Teclis. Non era certamente una figura imponente, era nettamente più basso di me, e il suo aspetto era piuttosto ordinario, se non fosse stato quel curioso pizzetto che gli incorniciava le labbra purpuree. Mentre mi faceva una di quelle tediose lezioni d'etica e logica, che spesso dovetti sorbirmi nei giorni a venire, gettai distrattamente il mio sguardo fuori dalla stanza, immaginandomi come sarebbe stata la mia vita a Khenam.
Sulla strada, al di là dello stretto pertugio che faceva da finestra, vedevo le persone, spesso vestite solo di stracci, correre avanti ed indietro, come se non avessero un vero e proprio scopo per riempire le loro giornate, e mi chiedevo di rimando, se mai un fine l'avrei potuto trovare nell'austero edificio in cui mi trovavo. "Mi stati Ascoltando Darsian?". Queste parole mi richiamarono improvvisamente, facendomi quasi trasalire. Riportai lo sguardo su quelle labbra, che lente si muovevano, quasi ipnotiche, mentre articolavano le parole. Ci vollero altre interminabili ore di raccomandazioni, prima che si decidesse a prendermi come Aspirante Custode. Certo, sul momento fui pieno di orgoglio e di aspettative. Ma entrambe queste cose sbiadirono però pochi giorni a seguire, sulla Via Occidentale, per poi sparire del tutto, da lì a qualche giorno.
Fu durante una passeggiata lungo quella strada, che un tempo costeggiava il santuario Veitien e il ricovero ad esso annesso, che feci per la prima volta conoscenza con due improbabili Custodi. Ricordo solo il nome di uno di essi: Tisdale. Egli dei due pareva essere il capobanda, e parlo di banda non a caso. Era un tipetto di bassa statura, con i modi di fare tipici dei peggiori farabutti (come i malviventi che poi presero ad abitare il Porto, negli anni a seguire). L'altro invece era un tipo anonimo, uno di quei personaggi che si notano solo in funzione di qualcun altro a cui fanno da ombra e spalla, di cui nemmeno oggi rammento il nome, ma solo la caratteristica che lo contraddistingueva; per questo lo soprannominai subito "il pelato".
Tisdale e il Pelato, mi fecero una bruttissima impressione. Era chiaro quale fosse la ragione che li spingeva ad essere custodi, e non erano certamente ragioni nobili.
Negli anni a seguire, parlando con l'allora ancora sacerdote della spada Cheimon, venni a sapere di come essi usassero la loro carica per far da spie per il tempio, in cambio di qualche miserabile vantaggio, immagino economico. Decisi di informare il protettore, il quale non diede molto peso alle mie impressioni. Visto che alla fine, un poco di intuito lo possedevo già a quei tempi, mi resi conto che la vita a venire, come aspirante dei custodi, sarebbe stata piuttosto grama, avendo loro come miei superiori e colleghi. Quindi feci la cosa che mi parve più sensata. Raccolsi i miei pochi averi in un sacco, volsi le spalle ai custodi e, visto che allora la città non offriva alternative che si adattavano alle mie aspirazioni, anche a Khenam. Mentre mi allontanavo, mettendo più strada possibile tra me e l'allora civiltà umana, mi resi conto che in fondo, mio padre, stava malissimo con quell'orrenda camicia rossa.

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Capitolo 2 - Chiavi, Fusti e Veitien

Ero un aitante giovanotto, quando tornai finalmente a Khenam, dopo 5 lunghi anni. Alcune cose nella città erano cambiate: Il santuario di Veitien non era più all'interno delle mura; i custodi erano estinti se non per qualche attempato che, in attesa del congedo, si limitava a controllare gli accessi alla torre; e l'erborista non accettava più le erbette di campo per qualche manciata di ramini. Ammetto che la disillusione degli anni prima, mi avesse cambiato alquanto. Mi ero reso conto che i vecchi valori di nobiltà, onore e rettitudine, erano ormai obsoleti, e che soprattutto non rendevano.
Mi guardai allora attorno e vidi un cavallo incustodito. Mi avvicinai ad esso e rubai la sella. Poi trovai il proprietario disperato, e glie la rivendetti a basso prezzo, cosa che mi fece ottenere la sua gratitudine e qualche moneta, per essere stato tanto onesto e generoso. Fu un gesto di furbizia, ma lo fu anche di intelligenza? Cosa era veramente importante per aver successo e potere? Rubare la sella o avere la gratitudine e la stima di qualcuno?
Mi ricordai a quel punto di avere ancora le vecchie chiavi della torre, di quando ero ancora un aspirante custode. Avrei potuto usarle per entrare nella torre, e rubare qualche oggetto…sempre se funzionavano ancora. Qual'era il maggior profitto che potevo ottenere con quelle chiavi? Decisi così di investire su quelle chiavi, e le restituii all'allora Gran Maestro, per riceverne in cambio gratitudine e una parvenza onestà.
Nel futuro quel gesto portò i suoi frutti, ma nell'immediato le mie necessità erano ben altre: mettere da parte un piccolo gruzzolo, rimanendo all'apparenza un cittadino rispettabile. Fu così che mi ritrovai con un falcetto in mano, e l'incarico di raccogliere fusti di cotone per la sartoria. Era un lavoro duro, e noioso. Passavo interminabili giornate con quell'arnese in mano, così poco rassomigliante alla spada che volevo usare da bambino, e che vedevo pendere dal fodero di mio padre. Invece di dar fendenti agli orchi, li davo a piccole piantine sparute, che spesso si spezzavano in malo modo, mandando a monte la raccolta.
I guadagni erano miseri, bastavano appena a pagarmi una stanza nella locanda. Iniziai anche a frequentare una sacerdotessa di Veitien: Teenie. Era una persona dall'aspetto florido e bonario, ma dal caratte deciso e dai modi taglienti. Fu lei che mi avvicinò alla dea. Il culto aveva qualche cosa di affascinante, ovvero non quella netta divisione tra bene e male, che avevo sentito predicare dai Vilmis, ma bensì la ricerca della neutralità e dell'equilibrio. Non era forse l'equilibrio quello che cercavo, al di là di ciò che era bene o male? Certo, molte cose mi portavano sconcerto e non poche difficoltà, e la ricerca dell'equilibrio fu piuttosto difficile, visto che spesso si scontrava con le mie necessità più basilari, come il mangiare. Decisi di seguirne i precetti.
Incominciai a seppellire i cadaveri, per quanto questo mi sembrasse insensato - "sorella perché devo seppellire i cadaveri? Non è infondo una cosa innaturale ed uno spreco verso gli altri animali che potrebbero cibarsi della carcassa?" Al che Teenie mi rispondeva: "si seppelliscono gli animali come segno di rispetto verso di essi e alla dea". Per lungo tempo mi son chiesto se la dea badasse più alla forma che alla sostanza.
Evitai anche di cacciare i cuccioli, e nel dubbio anche gli animali di piccola taglia per la loro specie, per non correre rischi. Quando però Teenie mi disse, che era meglio non uccidere animali vicino al santuario per non offendere la dea, gli feci notare che con un coltello era troppo pericoloso per me andare in terre selvagge.
Visto che anche cogliere frutta nel boschetto sacro era proibito, non mi restava che una possibilità: "la pesca". E così conobbi uno strano uomo: Tajmaku, il "pescatore". Mi parve subito una persona educata e paziente. Mi misi accanto a lui, con una canna da pesca ed incomincia le mie interminabili sedute sul bordo del fiume che circonda Khenam. All'inizio era anche divertente, soprattutto quando il pescatore mi raccontava le sue storie, come quella sul fedele Cane, quando uccise da solo un leucrotta una bestia oscura dei Dryma, o di quando incontrò il mostro che abitava il lago, e di come ne usci indenne per via della natura quieta di quella bestia. Erano momenti piacevoli, ma erano solo momenti. Spesso mi ritrovavo da solo con quella canna da pesca in mano.
Un giorno guardai le lune specchiarsi sulle acque. Sembravano rincorrersi per via delle leggere increspature dell'acqua; poi si fusero assieme, quando l'acqua diventò agitata per il dimenarsi di un pesce abboccato all'amo. Tirai su con forza, ma vidi il pesce fuggirmi da sotto il naso. Allora qualche cosa in me cambiò: ruppi la canna da pesca a metà, e dissi addio per sempre alla pesca. "ha ragione Teenie, è ora che mi metto in gioco e lascio perdere queste cose: farò il mercenario, custode o no che sia, ma non devo farmi scappare le occasioni".

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Capitolo 3 - Carne o pesce?

Ed eccomi qui, mercenario indipendente, con una spada scassata al fianco, comprata a basso prezzo da un altro straccione. Ricordo ancora quei giorni spesi in locanda a offrire i miei servigi, in special modo un pescatore. Mi avvicinai a lui, speranzoso - "Salve sono Darsian" - gli dissi con il migliore dei miei sorrisi - "noto che voi siete un pescatore. Vi offro i miei servigi come mercenario, potreste andare in luoghi più isolati per pescar pesci particolari, e io vi potrei far da guardia nel tragitto o mentre pescate". Lui mi guardò dubbioso, e con un mezzo sorriso mi rispose: -" ma io non potrei mai pagarvi, sicuramente il vostro servizio costerà molto" - "no no" - risposi io -" mi basta un decimo di quello che pescate, o giusto qualche cosa per mangiare". L'uomo mi soppesò per qualche istante prima di dirmi divertito: - "si ma prima dovete dimostrarmi d'essere più forte di me, facendo un duello e sconfiggendomi, altrimenti non ha senso che mi faccio proteggere da qualcuno più debole di me!"
Il suo ragionamento in effetti non faceva una piega. Incontrai molte persone che la pensavano allo stesso modo, e non fu davvero facile trovare di che sfamarsi e allo stesso tempo pagare la locanda. L'unico privato che mi assoldò fu Malabar. Mi chiese come scorta per andare al borgo e riportare poi i soldi a Khenam, per depositarli in banca. E fu così che al ritorno, quasi al sicuro nei pressi di Khenam, feci la mia conoscenza con gli allora Scorpioni.
A quel punto non avevo molte alternative: o non facevo l'eroe, e lasciavo che rapinassero sia me che Malabar, perdendoci anche un cliente, o davo modo a Malabar di scappare, e quindi anche di pagarmi. Scelsi la seconda, e gli gridai di fuggire, mentre attaccavo uno dei furfanti. Ovvio che presi un sacco di botte, ma almeno Malabar e soldi erano salvi, così come il mio compenso. Mi ritrovai disteso, con quegli energumeni che si divertivano ad insultarmi. Tra minacce e botte, incominciai a pensare a come potevo uscirne vivo. La spada se l'erano presa, la pelle ancora no, ma non credevo mancasse tanto. Allora me ne uscii con un: "Se non mi uccidete, io posso farvi da informatore, individuare le potenziali vittime, farvi delle commissioni!"
In qualche modo me la cavai così, e riuscii a far ritorno in città, anche se mezzo nudo. Il mio committente fu generoso, e mi diede una moneta d'argento. Ma non potevo vivere di occasionali scorte. Quindi mi guardai attorno, e cercai clienti più danarosi e bisognosi di scorte. Mi si prospettarono due scelte: il clero di Veitien e gli Esicasti.
Parlai con Teenie, della possibilità di scortare lei, e le altre sacerdotesse, in cambio di qualche soldo. Purtroppo Xar, l'allora capitano dei cavalieri, mal sopportava la mia presenza, e pretendeva d'essere lui solo a scortare le sacerdotesse. Quando Teenie si oppose, chiedendo che venissi anche io come scorta verso il Rakuen, almeno per un tratto se non proprio fino alla meta, Xar accettò solo ad una condizione: "deve venire disarmato". Questo non era proprio gratificante per un mercenario, e non fu una moneta d'argento che apprezzai molto.
In seguito Teenie mi propose di ricreare i custodi dei Veitien, a protezione del santuario, guardie del santuario che erano stati scacciati perché, così lei mi raccontò, abusavano del loro potere solo per "fare gli affari loro". Poteva essere una buona opportunità, ma c'era quella costruzione, in mezzo alla città, imponente e misteriosa, con tutti i suoi segreti racchiusi, che mi attirava. La torre, doveva essere il mio traguardo, è lì che stava quello che cercavo: il potere che solo la conoscenza può dare, l'occasione di scoprire luoghi misteriosi e la giusta parvenza di rispettabilità per scalare la società Khenamita. Va bene, la seconda venne a mancare proprio in quanto membro della torre, ma lo scoprii solo in seguito.
Così cercai quel gran maestro, a cui avevo restituito le chiavi, e gli offrii i miei servigi. Lui subito mise le mani avanti, dicendo che ormai i custodi erano "estinti", e che al massimo poteva offrirmi degli ingaggi a tempo determinato ed occasionali. Accettai quindi le sue condizioni, e feci la mia prima scorta agli esicasti. Non fu chissà cosa anzi, solo un viaggio alle rovine e ritorno, ma cercai di comportarmi meglio che potevo, mostrandomi il più possibile umile e austero. Venni ricompensato con una moneta d'oro, alla fine di quella breve scorta. Stavo per intascarmela quando feci questo ragionamento: "una moneta d'oro fa presto a sparire, meglio investirla... anche l'apparire onesto ed affidabile, ha il suo prezzo" Così la restituii chiedendo invece un legame più stretto con la torre. Quello che ottenni non era molto, ma sicuramente un buon inizio: io offrivo i miei servigi ad ogni esicasta, tenendomi la libertà di scortare anche privati o le Veitien, ma dando sempre la precedenza alla torre. In cambio loro mi pagavano l'affitto alla locanda.
Chiesi a suggello di quel legame una schiavona, e la ottenni. Certo era sbeccata e senza filo, ma era una cosa concreta, una chiave che poteva aprirmi molte porte.

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Capitolo 4 - Morto un Gran Maestro, se ne dovrebbe fare un Altro?

Incominciai così a scortare più frequentemente gli esicasti. Spesso si trattava di scorte di poco conto, come ad esempio accompagnare l'iniziato Morkai a raccogliere erbe, in interminabili viaggi che finivano di solito in un errare alla ricerca della via di casa perduta. Era incredibile il talento che aveva nel perdersi, ma non altrettanto incredibile se messo a confronto con la capacità dell'allora Iniziato Baruch nel finire regolarmente nelle fauci di qualche animale.
Il vecchio Gran Maestro Darsizayn, si faceva sempre più vecchio, fino a quando sopraggiunse la morte a coglierlo, per sempre. Non ebbi molti contatti con l'allora Gran Maestro, esclusi i primi incontri in cui entrai in torre, ma ne ebbi molti di più con il suo compianto successore: Agadon. Fu uno dei migliori Gran Maestri, e ne serbo un buon ricordo. Era un personaggio bonario, anche se non sopportava molto bene lo stress. Ricordo ancora una spedizione con le guardie, e l'interminabile lentezza con la quale si approntava per partire. Tale era la confusione che riuscirono a genere, che ad Agadon venne un infarto fulminante.
Fu grazie a lui, che la mia posizione sociale cambiò. Gli feci notare che infondo per la torre era meglio avermi come mercenario fisso e pagare me direttamente, piuttosto che l'affitto nella locanda. Era un uomo di buon senso, e decise di integrarmi ufficialmente tra i custodi.
Certo, ero l'unico custode operativo, e non avevo ancora un gran equipaggiamento, esclusa la vecchia schiavona ed un corpetto di pelle, ma era comunque una sicurezza acquisita, per la mia carriera. La paga era di cinque argenti all'anno, ma almeno era sicura.
Mi dovetti accontentare di un letto nei sotterranei, in quella che ora è la palestra dei custodi; questa fu una delle ragioni per cui feci di tutto per intonacarla e pavimentarla. Feci amicizia quasi da subito con un topo che condivideva con me quell'angusto ambiente, amicizia che comunque durò poco, visto che in seguitò preferì allearsi con i suoi simili. Non c'erano pareti intonacate come ora, ma la nuda roccia, resa umida dalle infiltrazioni del fiume sotterrano che vi scorreva vicino. Anche il pavimento non era altro che terreno battuto, e fu una vera impresa per me destreggiarmi affinché i miei pochi e miseri vestiti, rimanessero all'asciutto. Condividevo i sotterranei Erdalinus, che li usava per conservare le carcasse dei suoi animali. L'allora iniziato non credo amasse molto i gatti, perché ve ne era un intera collezione, di quegli animaletti imbalsamati. I topi invece sembravano apprezzarli molto, tanto che si erano riprodotti a dismisura, invadendo gran parte delle stanze.
La situazione incominciò a diventare insostenibile, quando i topi incominciarono ad attaccare me e chiunque entrasse in quei luoghi. Quella fu una delle mie prime battaglie: non so quanti ne uccisi, ma credo di aver sterminato più di qualche famiglia, e sicuramente da qualche parte c'è una intera progenie che aspetta solo il momento della vendetta. Ancora oggi ho una sensazione di ribrezzo, quando ne vedo uno.
In seguito dovetti scoprire, con mio rammarico, che ne esistevano anche di giganteschi, e che per di più i nani ne usavano anche le pelli per farci indumenti. Forse è per questo che quando vedo un nano, mi si accappona la pelle.
Comunque finalmente avevo una buona base per la mia scalata sociale, quello che ora mi serviva, erano dei seguaci, in modo che fosse possibile ricreare il corpo dei Custodi. Trovai quasi da subito un paio di ragazzi: Freya e Syrthann. Posso affermare, senza ombra di dubbio, che non sarei mai riuscito nell'intento di ricreare i custodi, senza di loro supporto.
Il clan dei custodi venne quindi riaperto, anche se ancora non vi era un integrazione vera e propria con la torre. Ricevevo una paga di qualche oro all'anno, che dovevo dividere con i miei sottoposti, e con la quale provvedere anche agli equipaggiamenti. La prima cosa che feci, fu disfarmi di quelle orrende camicie rosse, che sostituii con dei mantelli più eleganti; la seconda fu cambiare il simbolo dei Custodi, proprio per rimarcare la nuova rinascita, e soprattutto per legare la Torre ai Custodi: non per niente il simbolo rappresenta un oruboro trafitto dalla schiavona, o circondando da una schiavona... dipende dai punti di vista.
Ci vollero ancora molti anni prima di ottenere quei privilegi che ora i custodi hanno, tra i quali: una paga diretta dalla torre per ogni custode, una stanza nei piani alti della torre, l'equiparazione dei gradi dei Custodi con quelli degli esicasti, un posto nel consiglio dei savi, cure e lezioni gratuite, ecc ecc. Ma tutto questo forse non sarebbe successo, senza l'aiuto del Gran Maestro Agadon. Quando da lì a qualche anno morì, non vi fu per più di un decennio, qualcuno in grado di sostituirlo, e dubito che ve ne sarà mai realmente qualcuno.
Con questo capitolo, finiscono i lunghi anni di transizione e preparazione. Nei capitoli a seguire, racconterò gli avvenimenti e le peripezie, a cui ho assistito, come Custode.

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