Il  fratello ritrovato

Autore: Mogpuff

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Fango, e sangue: sulla pianura dinanzi alle mura della città, ancora una volta una battaglia. Ancora una volta i barbari, calati dal nord per reclamare le loro terre perdute, ancora una volta i fanti con i loro elmi appuntiti, i cavalieri con le loro armature scintillanti, gli arcieri appostati sugli spalti.
Fango e sangue, e clangore di armi, e grida e urla di battaglia, terrore, dolore, morte.

Ma per questa volta, lasciamo da parte le epiche gesta degli eroi, così come i tremendi massacri dei più crudeli. Questa volta fermiamoci ad osservare i dettagli, aguzziamo la vista.
Ad esempio, là... lo vedi? C'è qualcosa che si muove vicino a quel cavallo agonizzante in terra... dannazione, è sparito! Dove sarà finito? Oh eccolo! Mi pare di aver visto qualcosa infilarsi in quel fosso... che cos'è? Chi è? Ma è un goblin! Sì, un goblin, e sembra felice!
Come si può essere felici in un momento come questo?
Questo esserino sembra raggiante, al settimo cielo! In mano stringe un qualche monile d'oro, forse il pegno d'amore di un soldato caduto. Ma non è solo questo, il nostro amico è visibilmente elettrizzato! Come si può esserlo quando si è circondati dal caos di una battaglia? Ma è chiaro, è proprio il caos a renderlo così.
Nati per caso, dall'unione tra la magia più potente e la natura più selvatica, i goblin sono perfettamente a proprio agio nella confusione più totale, anzi sembrano cavalcare il caos come i surfisti fanno con le onde.

Ecco infatti, il pelleverde è di nuovo in azione. Guarda come dribbla le possenti gambe di quei dryma alla carica!
Come una scheggia, senza che nessuno lo noti o badi a lui, attraversa il campo di battaglia, diretto verso quel gruppo di cadaveri. Le loro borse e borselli sono per lui come il polline per le api, e accidenti, con che grazia e agilità fa la spola di "fiore" in "fiore". Qualche moneta qui, un orecchino lì, un braccialetto... perché no? Tutto finisce rapidamente nel suo lercio marsupio.
Di tutto il resto, non pare che al goblin interessi granché. Né le sorti della grande città assediata, né le rivendicazioni degli orgogliosi invasori. Non sembra interessato ad avere una terra da difendere, lui, una patria.
L'unica cosa da difendere è il suo prezioso marsupio e tutto ciò che può contenere. E difatti continua indisturbato nel suo "lavoro", controllando meticolosamente ogni angolo della pianura erbosa, saltellando da un punto all'altro.

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Ma... cosa succede? Sembra aver notato qualcosa: le sue orecchie sono ritte, e il lungo naso sbilenco rivolto verso l'alto. Un odore lontano.. un odore da lungo tempo cercato, desiderato. Questo odore non è proprio piacevole, ecco, anzi diciamo che qualunque uomo lo definirebbe una puzza. Ma per questo goblin sembra significare molto.
Ha interrotto immediatamente ciò che stava facendo, e corre a perdifiato in direzione di quell'odore, verso un colle sul quale sta marciando un'altra tribù di barbari, appena arrivata. Che cosa sarà mai, questo odore?
È l'odore di qualcuno, qualcuno arrivato con i barbari, in groppa a uno yak sonnacchioso.
"Fratellubellu!" in un lampo, il goblin raggiunge l'altro arrampicandosi sul grosso bovino, che reagisce solo con uno stanco verso di rassegnazione.
"Fratellubellu!" - Oh fratello! Sei proprio tu! Ricordi quando da cuccioli, ci infilavamo sotto le gonne delle dame della locanda di Khenam? Ricordi quando andavamo ad arraffare orecchini d'osso nella tenda della sciamana Thrangar? Ricordi quando ci facemmo portare sulle spalle dal generale degli orchi? Quanto mi sei mancato! -
Tutto questo e molto altro sembrano dire ora gli occhietti rossi del nostro amico, e se non fosse un goblin lo direbbe, oh se lo direbbe, ma visto che lo è, tutto ciò che si limita a fare è gridare "Gnieeeekk!!" ed abbracciare il fratello forte forte, stringendolo a sé.

La patria di un goblin? La patria di un goblin è ovunque. Ovunque ci sia puzza di suo fratello.


[A tutti i goblin, e in particolare a Hurc, fin dall'inizio compagno di tante avventure]

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