Preludio all'Alba - Cuilenòn

Autore: Karish

In principio era il Buio. Un buio privo di stelle, un sonno privo di sogni, freddo e spietato come il metallo che giace nelle viscere delle alte montagne e che si snoda nel sottosuolo.
Quando d'un tratto si levò il suono più melodioso che si possa immaginare: non ve lo descriverò, lascerò alla vostra fantasia il compito di udire con l'orecchio interiore quello che fu: Cuilenòn.
Cuilenòn, la parola, la magia che fu udita tanto tempo fa è tornata a risuonare nel buio senza stelle.
In questa melodia che nella tenebra vibrava, esisteva una potente entità astrale, l'ultimo dei Sidhe: Ashandel, di stelle coronato, la Saggezza era sua vassalla. Egli parlò; e il buio attorno a lui fu costellato di astri, così che non vi fu più gelido buio ma la rassicurante luce del firmamento.
E in questa Luce riposavano - in un sonno millenario - tante Anime Potenti, le Anime degli elfi che dalle oscure potenze del Panderyan furono distrutti.
Uno di essi si levò, invisibile all'occhio, seppur da Ashandel udito e sondato con l'occhio interiore.
E la Grande Musica cessò, e il Sidhe si pose in ascolto.
«Fratello maggiore, in questo tempo io mi sono risvegliato, tuttavia molto del passato non ricordo: vestivo un corpo di carne, indubbiamente, e danzavo sul mondo portando gioia negli esseri che mi osservavano. Ma ecco, ora non percepisco più nulla, se non il freddo del cosmo che mi circonda; e questo non è un freddo che provo tramite la mano, ma è il vuoto, il vuoto che i miei fratelli e le mie sorelle dormienti potranno colmare.» disse il Neorisvegliato con voce non sua, poiché non era ancora il tempo che la sua risuonasse in luogo conosciuto.
Ashandel dunque si levò, e parlò con una voce che rischiarò la tenebra profonda, facendo vibrare i pilastri che sorreggono il cosmo stesso: «Hai parlato senza fallo, e il vero ho udito: e poiché ti sei destato dal Grande Sonno Senza Sogni, ti sia data Vita nel mondo di Seleia!».
Un tepore permeò lo spazio circostante, mentre un'altra Potenza si palesava: Seleia, la Florida Dama, portatrice di Vita e di Gioia.
E le due Potenze rifletterono per un tempo che sembrò un'era, o un minuto secondo. Alla fine di questa profonda riflessione, statuirono ciò che sarebbe accaduto: il Neorisvegliato avrebbe cantato, ed avrebbe compreso la sua essenza; il suo nome.

« Narro danzando, muovendo passi
Osservato da Déi e Dée, più di quanto pensassi.
Canto di un Cammino, di Parole nascenti
Germogli fecondi di radiose menti.

Di Nieninque ho il nome, del ghiaccio ho il candore,
Son ancora memore dell'antico dolore
Dalla progenie dell'Oscuro propagato,
Da Luce e serenità sono adesso appagato»

Furono queste le sue parole, poiché con la sua Vera Voce aveva cantato; e Ashandel e Seleia ne furono lieti, data l'eccelsa melodiosità: infatti la Déa della Vita avrebbe donato a Nieninque un nuovo corpo, infondendogli soffio vitale. Numerosi filamenti cristallini si propagarono nel nulla, colmando il vuoto di ciò che secoli addietro fu distrutto dalla progenie dell'Orrore, dagli Orchi che da nessuna volontà - o volontà propria - son mossi, se non quella del Signore Oscuro che come marionette li guida. Questi sottili fili si unirono: l'eccelsa proprietà dell'essenza diede forma alla perfezione dell'aspetto, apoteosi di agilità e grazia: diede forma al corpo di Nieninque; d'argento intessuti erano i capelli, la pelle era candida, bianca come la neve - non di un pallido smorto, ma un candore radioso come la luce che si rifranga nel freddo ghiaccio. Il volto era sottile, dai lineamenti puri: in esso erano incastonati occhi paragonabili a zaffiri.

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D'un tratto Ashandel, Potenza Astrale, e Seleia, Madre di Vita tramontarono, dileguandosi: l'uno nelle profondità del cosmo, Arbitro di Stelle; l'altra nei vividi alberi e i selvaggi animali, Leggiadro Fiore Danzante.
Ora, Nieninque era rimasto solo, anche le stelle erano scomparse: percepiva solo la presenza delle Anime dei fratelli e delle sorelle dormienti. D'improvviso si levò la più impetuosa Musica, simile ad un fiume in piena per possanza - simile alle bufere di vento per ritmo: il nostro avvertì un'energia immensa, alternata a pace; poi la Musica si placò, lasciando posto a benessere. Nieninque iniziò ad avvertire caldo, poi freddo e tante altre sensazioni in minima e massima quantità, quest'emozione si sarebbe potuta definire Luce pura. Lentamente, si creò un legame con il mondo materiale: ma la quiete e la pace fu infranta da un senso di vertigine e tremendo disagio. Dal petto si propagava nel corpo l'incessante e vivifico battere del cuore, nella sua mente avvertiva una lieta e leggera melodia: così Nieninque si rilassò, tornando a nuova calma.
Lentamente iniziò ad avvertire il suo corpo. Gli arti, l'addome snello, il volto dai fini lineamenti. Subito prima di aprire gli occhi, avvertì una sensazione di confusione e torpore; e nella sua mente ciò che accadde nel Cuilenòn non fu impresso. Finalmente li aprì, notando dapprima un possente, fulgido albero. Infine si sedette, confuso e indolenzito - il suo spirito aveva ancora bisogno di coordinarsi ottimamente con il corpo - e notò davanti a sé, chinata su di lui, un'anziana elfa, dall'evidente e veneranda età: i suoi occhi sembravano attirare il suo sguardo.
«Le stelle splendono nel giorno del nostro incontro, caro fratello» gli disse con un tenue sorriso «Devi essere un Neorisvegliato... L'Andalòre ti ha restituito, quale lieto evento!»
«Sorella... Le stelle splendono nel giorno del mio Risveglio: tuttavia avverto come una mancanza, come se non fossi più conscio di qualcosa» disse lentamente Nieninque, dato che molte cose aveva dimenticato; e molte avrebbe dovuto ricordare.
«Sì, ma non temere ed alzati, dimmi il tuo nome, fratello»
Dopo un lungo silenzio, nel quale aveva tenuto il capo chino, il Neorisvegliato disse «Io... Il mio nome è Nieninque, e sono il Lieto Artista.»


[A tutti gli elfi, al mio Nandareldhe, alla mia Nolequende e al mio Edhel Hire preferiti.]

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