Isylea

Cultura

SOCIETÀ

Tutti gli elfi hanno una sola casa, Annwyn, e tutti gli elfi sono una sola famiglia, la Syphae. La società elfica è dissimile da qualsiasi altra società, la loro concezione della vita, dei rapporti interpersonali, della stessa divinità riflette la loro natura del tutto estranea a quella delle altre razze.
Gli elfi si comportano come un'unica famiglia ed il legame al concetto di proprietà è molto meno radicato che nelle altre razze. Ogni singolo elfo ha bisogno del mondo materiale, e delle forze della natura, per permettere al suo corpo fisico di sopravvivere. L'energia vitale degli animali e delle cose vive si trasforma per loro in un nutrimento, mentre dai metalli nobili e dalle sostanze organiche possono estrarre quella quintessenza che gli consente di plasmare strumenti belli ed aggraziati come loro stessi.

Gli Edhel Hiren, gli 'elfi che trovano' sono quindi la base fondamentale della loro Syphae, essi vengono inviati nel mondo materiale per esplorarlo, intessere un profondo legame con la natura e raccogliere gli elementi necessari alla sopravvivenza del loro popolo.
Loro guide e difensori sono Turineldhen, i cosiddetti Ranger elfici, che sono abili nel difendere costoro dalle insidie, esplorare i territori e muoversi senza farsi percepire.
Gli artefici, o Nandareldhen, sono gli artisti del loro popolo, coloro che hanno il potere di plasmare le quintessenze per ottenerne manufatti e creare la forma e la bellezza dalla materia grezza.
I difensori, gli Sharellel, sono infine coloro che hanno votato la loro esistenza alla difesa di Annwyn, memori delle antiche guerre degli orchi, sono combattenti equidistanti dal mondo della natura e da quello dello spirito. Vi sono poi i Nolequendi, i saggi e sapienti, vicini più allo spirito ma in grado di plasmare la natura per intercessione di Ashandel, ricorrendo a quella magia elfica che permette di forzare il legame imposto da Seleia, evocando parte del potere divino che fu dei Sidhe.
Gli elfi più sapienti, rappresentanti dei vari gruppi operanti nella Syphae sono poi chiamati a seguire nel Balegherth, l'assemblea che ha potere di guida collegiale su tutta la comunità.
Al di sopra del Balegherth vi sono, anzi vi erano poiché scomparvero con l'Andalore, gli Herth. Nel corso dei secoli non tutti gli elfi vennero infatti avvolti dallo scuro abbraccio della morte. Alcuni riuscirono a perdere il loro corpo fisico, abbandonando il mondo materiale definitivamente, ma a sopravvivere in forma di menti senza corpo. Gli Herth, gli Spiriti degli elfi, erano consiglieri dei Nolequendi e del Balegherth e spesso intercedevano tra la Syphae e la natura ineffabile e disincarnata degli Dèi stessi, Ashandel e Seleia.
Con il lungo sonno gli Herth, che non avevano alcun corpo da far riposare, scomparvero, disperdendosi nel buio cosmo.

PSICOLOGIA

La mente di un elfo è sostanzialmente estranea alle logiche umane, è difficile per questi esseri venire realmente compresi (o comprendere realmente) i semplici mortali.

La base del loro pensiero è l'assenza di significato che per loro ha il semplice dualismo tra bene e male. Ad un elfo il concetto umano di bene e male sembra un'astrazione confusa e priva di senso concreto, ma piuttosto variabile a seconda delle esigenze del momento e dai punti di vista. In effetti gli stessi elfi, con il loro sfuggevole comportamento e le loro logiche estranee, sono difficilmente catalogabili in termini di bontà o malvagità. Il singolo elfo potrebbe sembrare secondo il punto di vista umano terribilmente malvagio ed al contempo sinceramente buono. Un antico filosofo di Asterat utilizzò la definizione di 'totalmente puri eppure totalmente depravati' per cercare di descrivere la capricciosa natura di questi esseri.

L'unico dualismo che per l'elfo ha senso è quello tra Materia e Spirito, rappresentati da Seleia e Ashandel, due realtà verso le quali l'equilibrio interiore di ogni elfo è costretto costantemente a confrontarsi, ma che a differenza del principio di bene e male spesso raffigurato nelle due metà opposte del Panderyan (che nella logica elfica sono due facce della stessa medaglia) non sono contrapposte, bensì in qualche modo complementari, come due estremi di un'unica circonferenza.
In ogni singolo elfo questo dissidio si manifesta attraverso una sindrome fisica e spirituale, chiamata lilines. Quando un elfo permane troppo vicino al mondo materiale, alla natura ed alle cose fisiche l'influenza di Seleia prevale in lui, mutando il suo equilibrio interiore fino a giungere addirittura a danneggiarlo se lo squilibrio con la parte spirituale divenisse eccessivo. Quando invece la spiritualità di Annwyn lo eleva al di sopra del mondo il suo spirito tende a distaccarsi ed elevarsi, ma rischia anche di perdersi ed indebolirsi nella sua forma fisica.
Il mantenimento dell'equilibrio è indispensabile per non trasformare la lilines in un vero flagello. Per questo nessun elfo esce mai dalla Syphae, per loro la semplice concezione dell'esclusione è incomprensibile, la Syphae è un insieme-mondo, non solo una società, ed al di fuori c'è solo la perdita dell'equilibrio e lo smarrimento di sé stessi, quindi la morte.

Le due metà della natura elfica, materia e spirito, rappresentano anche molto di più. Spesso gli elfi più vicini alla natura, come spesso sono i cercatori o i ranger, tendono a divenire capricciosi, dominati dalle emozioni, e secondo i criteri umani pericolosamente volubili. Coloro i quali rischiano invece di avvicinarsi troppo allo spirito, come avviene spesso per i Nolequendi, sfuggono solitamente la violenza ed il dominio dell'emozione sulla logica, ma vanno incontro ad un progressivo distaccamento, ad una logica freddezza e distanza, come se le cose e gli eventi gli scorressero addosso come l'acqua di un fiume sulla roccia.

RELIGIONE

La religiosità elfica è molto diversa da quella delle altre razze. Per gli elfi, consapevoli della loro passata ascendenza divina, il rapporto con la divinità non è rappresentato da una sottomissione assoluta tra creatore e creato, bensì da un rapporto di amicizia ed alleanza.
Seleia è l'amica del popolo degli elfi, la portatrice di doni, sorella e consigliera che gli ha dato una nuova vita ed una nuova via da seguire in questo mondo. Ashandel è fratello e protettore, il patrono, la guida, una voce da ascoltare nel vuoto cosmo in cui galleggia lo spirito, il concetto incarnato di Saggezza che è avveduto seguire ed osservare.
Non vi è però negli elfi una sincera venerazione, ma un atteggiamento verso il sacro che gli umani considererebbero leggermente arrogante. Per loro la natura, ad esempio, è un dono bellissimo, una sorella da amare e contemplare, ma non da adorare.
Essi sono consci, in qualche modo, della possibilità di plasmare la natura a loro uso e di esercitare il loro volere su di essa. Allo stesso modo sono consapevoli che le virtù dello spirito sono nobili ed altissime, ma non assolute e supreme, poiché la volontà di ogni singolo elfo può decidere che uso farne, come di un potente strumento da indirizzare verso i propri scopi.

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