Isylea

I Goblin

LINGUAGGIO

Le corde vocali dei goblin fanno fatica a riprodurre le parole delle lingue umane, e questo li spinge a distorcere molti vocaboli con la loro voce stridula e squittente.
Le parole sono spesso distorte dal fatto che la loro struttura neurale animalesca fa fatica a interpretare istintivamente le costruzioni grammaticali. L'uso di verbi infiniti e il mancato uso di pronomi personali sono tipici del parlato goblin. I goblin per qualche motivo fanno fatica a utilizzare pronomi per identificare qualcuno/qualcosa e preferiscono riutilizzare il nome, che resta più chiaro nella loro mente. Infine spesso tendono a sostituire il nome proprio di persone/oggetti o concetti con una loro descrizione, che figurativamente viene interpretata meglio dalla loro psiche semi-animale.
Un esempio di parlata goblin potrebbe essere: Gnikko esse andatu a parla co' grossobrutto pe' dice che isso animaloquattrozampo esse moruto pe' mangia fungo che Gnikko dato (Gnikko è andato a dire all'uomo, che dal suo punto di vista è grosso, non bello ed ha le orecchie a punta, che il suo cavallo è morto a causa del fungo che lui gli ha fatto mangiare).
La strana capacità figurativa della mente goblin si traduce, tra l'altro, in una dislessia quasi universale della loro razza. Pochissimi goblin cioè riescono ad associare simboli di scrittura a vocaboli riuscendo a leggere, anche quelli che fossero stati istruiti alla lettura hanno difficoltà enormi ad associare segni grafici a concetti astratti. Questo rende la civiltà goblin priva di tradizione scritta.

PICCOLO VOCABOLARIO GOBLESCO

I goblin non parlano mai di sé alla prima persona personale e raramente utilizzano anche il "me" per frasi alla terza persona (es. = "me mangia ciccia"). Di solito parlano di sé stessi alla terza persona chiamandosi per nome (es. = "Kariuk mangia ciccia").
Alle volte i goblin fanno fatica a pronunciare le "o" all'interno o alla fine delle parole vicine a consonanti e invece emettono un suono vuoto che termina affianco alla consonante e che suona come una "u" molto bassa.
Per questo spesso termini come "amico" divengono "amicu" e "padrone" diviene "padrune". Spesso per recuperare questo svantaggio di pronuncia deformano la parola nel tentativo di renderla più comprensibile, es. "amicu" diventa "amicuto".

Fratellubellu: termine usato dai goblin per designare i loro simili, che si differenziano generalmente dagli altri esseri viventi per essere verdi (quindi belli).

Gniek: caratteristico verso dei goblin. Pare che queste creature siano in grado di attribuire a questa stridula emissione di voce un'impressionante varietà espressiva.

Grossobruttu: questo termine descrive individui che hanno due caratteristiche fondamentali per i goblin, sono più grandi di loro ("grosso") e non sono goblin ("brutto").
Questo serve quindi per descrivere la stragrande maggioranza delle altre razze (es. elfi, orchi, umani ecc...). Per distinguere poi una razza dalle altre spesso i goblin applicano un altro aggettivo o un nome, ad esempio: "Grossobrutto orcuto" (orco), "Grossobrutto orecchiopuntuto" (elfo).

Mille: numero universale superiore al 10. I goblin non hanno grande attitudine con la matematica, e quando un numero supera una quantità contabile facendo uso delle dita delle mani per loro diventa genericamente "mille", che significa "tanto".
Pare che questo termine sia entrato nella lingua goblin per contatti culturali esterni (e pare che nessun goblin abbia idea di quanto 1000 davvero sia). Pietruzze: il termine originariamente identificava qualsiasi cosa utilizzata da un goblin in quanto brillante e priva di altro impiego (sassi colorati, monete, gemme ecc...). In generale è divenuto sinonimo di ricchezza e di beni preziosi es. "Vale tante pietruzze" = "è prezioso" oppure "esse gobblo co' tante pietruzze" = "è un goblin ricco".
Per una loro strana accezione grammaticale i goblin deformano -on di fine parola in -o' es. "con" = "co' ", "canyon" = "canyo' ".

Tuntulutu: espressione con cui i goblin scherniscono chiunque non sia della loro razza, spesso con motti derisori e filastrocche irriverenti.

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